Il fermo impianti post-covid: le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità

La quarantena ed il lockdown hanno costretto impianti e strutture ad un fermo forzato per quasi due mesi, con conseguente potenziale aumento del rischio di proliferazione incontrollata di Legionella pneumophila ed altri patogeni, a causa dell’aumento della stagnazione nei sistemi idrici.

ISSA tal proposito, l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un compendio tecnico dedicato alle strutture turistico ricettive, ma dall’applicazione estendibile a tutte le realtà industriali e civili, per prevenire la contaminazione da Legionella attraverso indicazioni tecnico-operative da eseguirsi sugli impianti prima della ripresa, partendo sempre dai quadri normativi dei DL. 81/2008 e DM 14 giugno 2017 come capisaldi, oltre al Protocollo di Prevenzione di normale applicazione.

Pubblichiamo di seguito alcuni estratti importanti, rimandando ad un consultazione a questo link, direttamente dal sito dell’ISS.

[…]La chiusura di edifici o parti di essi, il loro uso limitato o l’adeguamento/costruzione di edifici per ospitare malati o contatti di casi in quarantena conseguente alla pandemia COVID-19, se non gestita in modo adeguato, può aumentare il rischio di crescita di Legionella negli impianti idrici e nei dispositivi associati. Alcuni autori hanno evidenziato che il 20% dei pazienti COVID-19 avevano presumibilmente contratto una co-infezione da Legionella pneumophila avendo un titolo di anticorpi specifici IgM anti-Legionella positivo.[…]

[…]Le presenti indicazioni integrano le misure routinarie di prevenzione e controllo per contenere la proliferazione di Legionella negli impianti indicati nelle linee guida nazionali anche in adeguamento al DL.vo 81/2008 che prevede l’obbligo, per il datore di lavoro, di valutare il rischio Legionella sia per i lavoratori che per qualsiasi altra persona che frequenti il luogo di lavoro.[…]

Per gli impianti rimasti fermi meno di un mese, o comunque frequentati assicurando un minimo di flussaggio periodico da rubinetti e docce, si applica la normale routine di controllo a cui va associato l’aggiornamento della valutazione del rischio in relazione all’utilizzo ridotto.

Invece per gli impianti chiusi per oltre un mese, di cui si prevede la riapertura, occorre applicare le seguenti misure straordinarie di controllo:

  • verifica della circolazione completa del sistema con T nell’accumulo >60°C e nel ricircolo >50°C;
  • verifica che l’uscita al terminale si raggiungano i 50°C entro un minuto dall’apertura per ACS e <20°C per acqua fredda entro un minuto dall’apertura;
  • pulizia e disincrostazione di tutti i terminali (docce e rubinetti);
  • controllare i valori di cloro residuo libero (consigliato 0,2 mg/L, valori superiori a 1-3 mg/L possono alterare le caratteristiche di potabilità);
  • verificare che i livelli di disinfettante siano raggiunti in tutti i punti di controllo ed in quelli a scarso utilizzo;
  • prolungare l’iter di verifica per almeno 48 ore ed effettuare prelievi di controllo;
  • se i campioni prelevati risultano negativi si può procedere alla riapertura.

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