GUERRA AL COVID-19: LA VENTILAZIONE NEGLI AMBIENTI

Un articolo del New York Times di non molti giorni fa, riassumeva con estrema semplicità un problema che al momento non è oggetto di grandissimo dibattito: la ventilazione negli ambienti chiusi che ruolo svolge nella trasmissione del virus?

Come cita l’articolo stesso, nel 1974, nello stato di New York una ragazza che aveva contratto il morbillo si presentò lo stesso nella propria scuola. Anche se il 97 percento dei suoi compagni era stato vaccinato, 28 finirono comunque per contrarre la malattia. Gli studenti infetti sono stati distribuiti in 14 classi, ma la ragazza, la paziente indice, trascorse del tempo solo nella sua classe. Il colpevole? Un sistema di ventilazione funzionante in modalità ricircolo continuo, non adeguatamente bonificato, che aspirava le particelle virali dalla sua classe e le diffondeva attraverso il sistema stesso di ventilazione, in tutti gli altri ambienti della scuola.

Non solo il morbillo, ma anche altri patogeni hanno dato prova della loro capacità di sfruttare i sistemi di canalizzazione d’aria per ampliare la loro diffusione. La Legionella ad esempio è stata scoperta all’interno dell’impianto di ventilazione di un albergo di Philadelphia nel 1977,  infettando 221 persone alloggianti presso lo stesso. Per approfondimenti rimandiamo ad un nostro articolo, o a cenni storici in materia.

Pertanto, è risaputo come questi impianti se non adeguatamente mantenuti possono essere l’origine di proliferazione incontrollata di microrganismi o amplificatori di quelli che già si trovano in ambiente.

Considerate le ultime evidenze scientifiche su Sars-Cov 2, ovvero che è in grado di sopravvivere in aria almeno 3 ore, oltre che su superfici in ambienti chiusi, e visto quanto accaduto negli ospedali italiani, dove il contagio si è amplificato con un tasso di moltiplicazione notevolmente superiore a quello registrato per esempio a Wuhan, epicentro dell’epidemia, è altresì lecito e fondato presupporre che anche per questo virus gli impianti di ventilazione fungano da diffusori.

1 (2)Che cosa significa questo per noi che comunque a casa o ancora sul posto di lavoro, rimaniamo “chiusi” in ambiente confinato? Alcuni potrebbero chiedersi se dovrebbero fuggire in campagna, come hanno fatto le persone in passato in tempi di epidemie. Tuttavia, come attesta lo stesso articolo del NYT ed altri siti di divulgazione scientifica, mentre le dense condizioni urbane possono aiutare la diffusione della malattia virale, gli edifici possono anche fungere da barriere alla contaminazione e questa è una strategia di controllo che non sta ottenendo l’attenzione che merita. A tal scopo basterebbe garantire un sistema di ventilazione efficiente, costantemente pulito e sanificato in tutte le sue componenti. Infatti, è altresì dimostrato che mantenere correttamente aerati gli ambienti, con il corretto ricambio dei volumi d’aria, aiuti a diluire le concentrazioni delle molecole già presenti, favorendo la dispersione dei patogeni.

Concludendo, se le strutture* avessero tutte un sistema di ventilazione efficiente, trattato, pulito e sanificato, saremmo in grado di avere un’arma in più nella lotta contro la diffusione del patogeno, piuttosto che dei potenziali amplificatori!

capannonePulire e disinfettare le condotte è un’attività che dev’essere regolarmente svolta, come già previsto da normative, ma assume in questa particolare circostanza ancora più rilevanza. Affidarsi ad un’azienda di comprovata esperienza e che dispone di strumenti e tecnologia di efficacia certificata, è altresì fondamentale per ridurre il più possibile il rischio di trasmissione del coronavirus e dei patogeni in senso ampio. Contattaci per maggiori informazioni, qui sul nostro sito o telefonando al recapito +39 0187 997592.

*Nota – Qualora non siano presenti questi sistemi, si raccomanda una ventilazione forzata degli ambienti, con frequente ricambio dei volumi d’aria. A carattere generale, si ricorda sempre di pulire e sanificare l’ambiente a scopo di decontaminazione.

 

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